Ager Falernus

Storia di una Civiltà, di un Vino, di un Territorio.

Il vino più pregiato fin dagli Antichi Romani

L’attuale territorio del comune di Falciano del Massico (CE), Ager Falernus in epoca romana (IV secolo a.C./IV secolo d.C.), ha dato nome al primo celebre vino della storia: il Falerno. Infatti, intorno al 340 a.C. i Romani, avvalendosi di alcune tribù, genericamente denominate “tribù Falerine”, ripresero le tradizioni vitivinicole Magno-Greche, Etrusche ed Autoctone Campane, sviluppando un rinomato distretto vinicolo, suddiviso per zonazioni, altimetrie e varietà di suoli.

Con l’espulsione dell’ultimo re, Tarquinio il Superbo, assistiamo alla nascita della Repubblica e di un nuovo sistema politico basato sul Senato e sui Consoli.  Roma intraprese un’espansione territoriale graduale in Italia che si concentrò inizialmente sull’unificazione del Lazio e successivamente sul resto dell’Italia, con battaglie chiave come quelle contro i Sanniti e gli Etruschi. Fino al 195 a.C. Roma controllò l’Italia e iniziò lo stesso percorso anche in tutto il Mediterraneo. È in questo periodo che maturò la decisione di possedere anche un proprio vino di rappresentanza, da servire dopo vittorie politiche e militari. In definitiva avere un prodotto “locale” che potesse così sostituire i vini fino ad allora ritenuti di qualità ed ampiamente celebrati, ma provenienti soprattutto dall’Egeo e dalla vicina Grecia, perciò ritenuti “stranieri”.

Iniziò dapprima una breve ricerca sull’insediamento più interessante per questa coltivazione, un territorio che avesse le migliori caratteristiche pedo-climatiche e ampelografiche. Venne scelto alla fine proprio l’Ager Falernus (divenuto romano nel 340 a.C.) soprattutto grazie alle sue particolarità di area compresa tra tre angoli “mare – monte – lago”, già storicamente vocato alla viticoltura poiché di origine piroclastica/vulcanica e ricco di serbatoi di acque termali/solfuree. Tutto questo lo rese in poco tempo il territorio più esclusivo e ricercato del mondo romano.

Successivamente, grazie alla molteplicità di terroir e di diverse altimetrie furono create tre tipologie di vino Falerno:
FALERNUM: generico proveniente da terreni pianeggianti.
CAUCINUM: proveniente da vigne in alta collina, sopra i 500 mt.
FAUSTIANUM: proveniente dalle migliori colline sia per esposizione, pendenza, drenaggio delle acque e qualità dei suoli.

È in quest’area, cioè a mezza costa (di altimetria dai 150 ai 400 mt slm) che si colloca l’odierna cittadina di “Falciano del Massico” nome che pare proverrebbe proprio dalla radice “FAUST-“. Il Faustianum divenne anche la tipologia più costosa dell’epoca, venduto nelle tabernae romane a caro prezzo e ritenuto vino per pochi eletti.

Una Denominazione di Origine ante litteram

Fu lo storico romano Tito Livio, primo fra tutti gli autori e gli storici, alla fine dell’età repubblicana, a delimitarne il territorio – avente forma triangolare con base sul corso del fiume
Savone e vertice la cima del Monte Massico.

Fu quasi un obbligo geografico poiché alla base abbiamo ed avevamo il corso del fiume Savone. Ai due lati, percorrendo la strada verso la cima del Monte Massico, abbiamo ed avevamo altri due areali, l’uno a sinistra denominato “Sinuessanum” e l’altro a destra con a confine alcuni assi viari che lo dividevano da altre famose località. Insomma, la particolare forma simile a un triangolo in realtà non fu scelta, ma obbligata dalla geografia dei luoghi e dei confini naturali o amministrativi.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e in epoca Medioevale, il Falerno fu prodotto sotto altre denominazioni, perdendo così l’antico prestigio; il traffico diminuì, pur restando comunque attivi alcuni siti sulle pendici terrazzate del Massico. Ritroviamo parziale ritorno alla notorietà in pieno Rinascimento (XVI secolo), quando sotto il nome di Fistignano, (Fastignano) fu elogiato da Papa Paolo III Farnese, il quale grazie al bottigliere Vaticano Sante Lancerio, ne faceva buon uso.

Alla fine del XIX secolo, la fillossera devastò le vigne, ma grazie all’impegno di coltivatori, proprietari latifondisti della zona e notabili, tra i quali anche la nostra famiglia, già dal 1910, iniziò il recupero, proseguito fino ai giorni nostri.

La mia famiglia, e in particolare mio padre, ha sempre dato maggiore attenzione a un vitigno antico, il “Primarulo” (Primitivo) citato già nel saggio di L. Menna del 1848 ben prima dell’arrivo della fillossera, ma poi anche successivamente giunto da Gioia del Colle grazie al coinvolgimento del Barone Falco di Mondragone (membro di una delle famiglie più influenti del territorio). Sulla scorta di questo passato e dopo alterne fortune, nel 1989 arriva il riconoscimento della DOC, a conferma di una più specifica valorizzazione.